
Oggi, 26 ottobre 1630, il doge Nicolò Contarini si leva il cappello ducale, lo appoggia sull’altare di San Marco e pronuncia il voto solenne per la costruzione di un grandioso tempio dedicato alla Madonna; San Maria della Salute... lo scambio? La fine della peste nera.
Già, 1630 e ’31, la stessa peste che abbiamo studiato (io non tanto bene in verità ) nel celebre romanzo del Manzoni.
Fu una sciagura, un evento spaventoso, e pensare che i veneziani avevano terminato da pochi decenni l’altro tempio colossale sorto come voto per far cessare un’altra peste catastrofica, quella del 1576 in cui morì il grande Tiziano per capirsi. (Sappiate che comunque il maestro aveva la sua bella età quasi inarrivabile).
In quel caso il tempio fu costruito sull'Isola della Giudecca, il possente Redentore. Nella foto di stamattina li vedete tutti e due! Il Redentore è quello lontano a sinistra mentre la Salute il cupolone a destra, dietro Punta della Dogana.
Niente... anche questa fu una carneficina, chi parla di 40 mila, chi di 90 mila morti solo nella capitale , fatto sta che più di un terzo della popolazione non sopravvisse al morbo.
Non so... contate una dozzina di persone che conoscete e levatene quattro, (con tre mi sembrava penoso...), giusto per capire.
Ho letto che nelle città interne il morbo fu ancora più spietato, a Verona si superò il 60 per cento di mortalità.
Venezia era allo stremo, due pesti nere nel giro di poco più di mezzo secolo. Attività produttive, commerciali, artistiche, perché no? guerre... Tutto fattosi dannatamente così difficile. Il morale della popolazione era a pezzi, serviva un guizzo, qualcosa di grandioso per risollevare gli animi.
Il risultato di quel voto fu la creazione delle Basilica della Salute, dedicata alla Madonna. Un’opera grandiosa, straordinaria, moderna... futuristica direbbero oggi.
Su non so quanti progetti valutati fu coraggiosamente scelto quello del Longhena:
“opera vergine, non mai vista, degna e bella, fatta in forma di rotonda macchina...” scriverà in seguito.
Accidenti... eccome se è bella!
Non so dirvi quale sia la prospettiva, lo scorcio più amato dai pittori di tutto il mondo, ma sicuramente questa chiesa che esce dall'acqua tra il Canal Grande e il Bacino di San Marco, è uno di questi.
Giochiamo coi Lego... Baldassare prese un enorme cupolone, una semisfera, appoggiandolo su una colossale base ottagonale cilindrica in Pietra d’Istria a sua volta su un'altra enorme. Guardate i grossi contrafforti rotondi che sostengono cupola e primo cilindro... ma dai! non vi ricordano le rotelle di liquirizia?
"Che mato!" Che genio. E poi la posizione, praticamente sull’acqua, che seppe sapientemente sfruttare ideando quell’imponente scalinata culminante col frontone principale così immenso e palladiano.
Fuori è un fiorire barocco, mentre l’interno è strutturalmente quasi spoglio. Quasi, perché in verità tra le cappelle coincidenti con l’ottagono della base e la sacrestia, vi sono opere d’arte immense: Tiziano, Tintoretto, Salviati, Padovanino, Liberi... e persino tele di Luca Giordano, il pittore napoletano.
Se ci andate, fate un salto nella sacrestia, costava un paio di €€, ne sarete sorpresi! Quel Tintoretto poi... tutti si girano per vedere da dove provengono i raggi di luce che colpiscono la tavolata imbandita di Cana; troppo divertente. Per la cronaca; Caravaggio (il maestro della luce) doveva ancora nascere.
Per costruirla la Serenissima ci mise una montagna di soldi; mezzo milione di zecchini d'oro! E ci vollero più di 50 anni! Vabbe’ dai, oggi ce ne avrebbero messi 100, ma fatta col cemento armato.
I maestri prima demolirono un vecchio monastero vicino ai magazzini di Punta della Dogana, poi consolidarono il terreno molle e acquitrinoso con un milione di pali... sì avete capito bene: un milione.
Note successive e studi anche recenti hanno poi ridimensionato il numero decimandolo... va bene, dico io, ma guardate in foto quel popò di edificio in pietra d’Istria con l’enorme cupola ricoperta di piombo, a proposito, qualcuno sa dirmi quanto può pesare? Diverse decine di tonnellate come minimo…
Tutto costruito sul fango, nelle melme lagunari. Qualcosa sotto devono pur averci messo se sta lì immobile (pazzesco per Venezia!) da... da 4 secoli?
(Pare che il Longhena si servì di espedienti unici e innovativi per fare star su tutto, persino di una grossa catena interna inserita nei muri).
Potete arrivarci anche a piedi, non serve un vaporetto. Oppure... come faceva Lord Byron. Anzi, se aspettate la festa del 21 novembre, ma non in troppi: vista anche la stagione è una festa più dei veneziani, potete passare sopra al ponte provvisorio sul Canal Grande... tipo quello verso la Giudecca per la festa del Redentore.
La prima pietra della grande chiesa fu posata il 25 marzo del 1631, il 21 novembre fu il giorno ufficializzato come fine delle peste. Nel frattempo, il doge e il patriarca, le due persone di spicco che fecero quel voto, erano già morte.

