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Oggi, 21 ottobre 1556, muore a Venezia Pietro Aretino

21/10/2026 06:35

Andrea Perin

ALMANACCO,

Oggi, 21 ottobre 1556, muore a Venezia Pietro Aretino

Che dire… ne parlo, in quanto di lui sapevo poco finché un giorno, a Venezia, innamoratomi dei dipinti del grande Tiziano, ho voluto leggerne la lungh

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(Immagine creata con AI Meta)

 

Che dire… ne parlo, in quanto di lui sapevo poco, finché un giorno, a Venezia, innamoratomi dei dipinti del grande Tiziano, ho voluto leggerne la lunghissima vita su varie biografie. L’Aretino, grande amico, vi compariva sempre.

 

Era figlio di una cortigiana e di un ciabattino, ma qualche dote deve averla pur avuta se poté studiare e formarsi a Roma.

Ben presto manifestò la sua predilezione per la letteratura lussuriosa, una sua opera famosissima sono i Sonetti Lussuriosi, composti nel periodo romano. 

Tra l’altro erano accoppiati -ispirati- a incisioni tratte da disegni di Giulio Romano... scusate se è poco. Scrisse anche una brillante commedia, La Cortigiana che poi sarebbe stata perfezionata nel lungo periodo veneziano.

 

Stancatosi di Roma, si spostò a Mantova. (Forse non erano poi così gradite le sue opere nella Roma papale). 

Ma gli andò bene: poco dopo ci fu il Sacco di Roma di Carlo V°, una devastazione totale. 

 

A Mantova conobbe il suo futuro editore Francesco Marcolini da Forlì. Decisero di vivere a Venezia, la capitale della Serenissima: metà dei libri che circolavano nel mondo venivano stampati proprio su quella micro-metropoli sorta tra le acque della laguna.  Dai! Ma quanto si divertirono questi due!

 

Partito quasi in affitto presso un altro editore/stamperia, Marcolini seppe subito farsi strada a Venezia con le sue belle pubblicazioni in volgare, tra cui, appunto, La Cortigiana dell’amico Aretino. Poi dette via tutto e finì a Cipro, all’epoca era terra veneziana... poi ritornò in Veneto, altra storia.

 

Aretino divenne in seguito grande amico di Tiziano, come ho detto, e dell’architetto Sansovino sfuggito al Sacco di Roma.

I tre assieme divennero una forza, un motore, oggi direbbero una sinergia in grado di cambiare l’aspetto della capitale. La loro fortuna? Erano ben supportati da uno dei più grandi dogi di Venezia, Andrea Gritti, pensate: un foresto! (Era nato vicino a casa mia, sul Lago di Garda). A pensarci: 4 foresti!! 

Di quel 21 ottobre vi racconto quel che so, imparato di riflesso dalle letture su Tiziano.

 

Un servo arriva di corsa alla casa del pittore, affannato (l'abitazione esiste ancora ed era anche in vendita qualche anno fa, se vi interessa...). Il suo padrone, Pietro Aretino è stato stroncato da un colpo apoplettico. (Me lo sono googlato di nuovo, diciamo che è un’ischemia cerebrale).

 

Dolore immenso per la perdita dell'amico, un amico da trent’anni, in un anno già molto difficile per il grande pittore. E poi, e poi Pietro era quel che al giorno d’oggi diremmo un agente, Tiziano era sì famoso, ma non era un pittore di corte: come avrebbe fatto adesso?

 

Tiziano compare negli scritti dell’amico in oltre 350 lettere, e le lettere dell’Aretino valgono tanto come quelle di chessò? Di Peter Singer? Di Mario Monti?

Dai, il nostro Tiziano se la cavò bene economicamente, scriveva direttamente di suo pugno agli imperatori, mica roba da poco, ma perse un amico vero e sempre solare.

 

In una biografia sul Tiziano è riportato che durante una cena l’Aretino (forse un po’ alticcio) rise talmente tanto a una barzelletta spinta, molto, molto spinta, che perse l’equilibrio dalla sedia sbattendo la nuca a terra. Tempo di un’estrema unzione, di una sua battuta; “salvatemi da’ topi, or che son unto!” e fine. 

 

Anche questa è interessante... fu seppellito nella Chiesa di San Luca, ai tempi il rio omonimo dove si affaccia era molto importante. Se andate su maps o aprite una cartina noterete che ben tre chiese avevano la facciata sull’acqua... San Paternian però è rimasta solo in toponomastica.

Comunque, dicevo, poi vi fecero una lapide con busto che, vedi te, col tempo divenne meta di pellegrinaggio. Un pellegrinaggio non proprio in cerca d’indulgenze o miracoli, si capisce.

Così levarono via tutto e le spoglie finirono nel giardinetto di fuori. Rimasero delle tele, col suo volto, anche queste divennero meta di ammiratori... e allora, via tutto! 

 

Chicca finale... io di suo penso di non aver letto nulla, forse qualcosa d’antologia alle superiori, ora che ci penso la nostra prof era comunista.

Comunque l’Aretino era famosissimo oltre che per la sua vita spregiudicata per la sua penna. Caspita: questo con un tweet era in grado di farti crollare il NASDAK americano, o di rovesciarti un governo Sudamericano.

Veniva chiamato il “Flagello dei Principi” e c’è da dire che lo temevano davvero. 

 

Giuro che non è una bugia... proprio “ieri sera” ho letto su di un libro dell’editoria del ’500 che il Cardinal Bembo, uno dei padri della lingua italiana (pian pianino gli esperti glielo stanno riconoscendo), fu offeso nelle corti da un giovane prosatore in volgare, tra l’altro ex-alievo, tal Antonio Brocardo.

 

Il Bembo, invece di abbassarsi al suo livello, si mosse obliquamente chiedendo il favore all’Aretino. Questi non vedeva l’ora di vantare credito verso un’importante persona che lo aveva sempre tenuto ben lontano. Beh, compose un sonetto contro il povero Brocardo così duro, convincente ed estremo che poco dopo questi si suicidò.  Siamo intorno al 1531.

 

Ah, una cosa... sulla Serenissima il flagellatore mai posò la sua penna affilata. Non perse mai la testa insomma.  ;-) (anch'io so fare battute :-) ). "Ricordate Andrea: No se spua nel piato ’do se magna!"

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