
Oggi, 12 ottobre 1427, doveroso ricordare la Battaglia di Maclodio.
Un’altra ancora, combattuta dalla Serenissima, questa volta in Terraferma.
Maclodio si trova in Lombardia, sulla strada tra Orzinuovi e Brescia.
Lo scontro avvenne tra le truppe milanesi e veneziane e si narra che durò molto poco non arrivando alla sera dello stesso giorno (e di notte non si combatteva).
Migliaia di soldati, cavalieri, arcieri, forse in più di quarantamila schierati su quei campi acquitrinosi.
Per i veneziani fu una vittoria, schiacciante: quasi tutti i milanesi sopravvissuti di Francesco Sforza furono fatti prigionieri. (Ricordo che molti soldati erano mercenari).
Per le sorti della battaglia furono decisive le mosse del comandante dei veneziani, il Carmagnola, anche se dall’altra parte non c’erano proprio degli scappati di casa... lo stesso Sforza e il Piccinino: la crem dei condottieri e comandanti di ventura.
Anche il Carmagnola non era veneto, ma un capitano di ventura piemontese in quel periodo al soldo di Venezia.
Sia la battaglia – chi sostiene sanguinosa e chi in fondo non così cruenta, – sia i suoi protagonisti passarono alla storia. (Molti poveracci fatti a pezzi, immagino, rischiarono di passare come concime, scusate il realismo).
I veneziani estesero definitivamente il loro dominio di terraferma su Brescia e Bergamo con le sue valli, la prima rimase fedele alla repubblica fino alla sua caduta (1797). Pochi anni dopo Maclodio, nel 1438, per difenderla (Brescia), la Serenissima compirà un’impresa a dir poco titanica, tramandataci come “Galeas per montes”. Ne Parleremo.
Se Lepanto, incontrata pochi giorni fa, per i veneziani fu vista come una delle battaglie in mare più sanguinose, Maclodio fu il suo analogo in Terraferma italiana, in quanto venne ricordata come una delle battaglie più cruente e simbolo delle guerre fratricide medievali italiane.
Al vittorioso comandante veneziano poi non andò benissimo. Nonostante la sua notorietà nella capitale, fu sospettato di tradimento e poi imputato.
Il Carmagola, dopo la vittoria di Maclodio, avrebbe potuto facilmente prendere Milano, ma non lo fece, e il giorno dopo liberò migliaia di prigionieri... insomma, c’era il sospetto che in segreto lavorasse ancora per il suo precedente datore di lavoro, il Duca di Milano, appunto! (…e poi lamentatevi quando un parlamentare cambia casacca; nulla di nuovo).
Altre faccende belliche che seguirono, da lui dirette, non funzionarono... il grande condottiero perse la testa, in senso letterale, la sera del 5 maggio del 1432 tra le due famose colonne di San Marco.
Sulla battaglia e sui protagonisti, ripeto, molto è stato scritto da vari autori. Non parliamo poi sul doge che c’era a Venezia: Francesco Foscari. "I Due Foscari" non vi dicono niente? (Poesie, drammi, quadri famosi, ecc.)
Uno su tutti il nostro Manzoni che volle evidenziare l’inutilità (e forse la stupidità aggiungo io) delle guerre fratricide, con la nota tragedia "Il Conte di Carmagnola" e la poesia finale “La Battaglia di Maclodio”.
Per la cronaca: i documenti inerenti il processo e la sua condanna con pubblica esecuzione – mica roba da poco eh! I capitani di ventura di quei tempi erano molto famosi, basti pensare che il Senato Veneto dedicava monumenti a cavallo creati dai più grandi scultori viventi! Colleoni=Verrocchio! ", Gattamelata=Donatello!! – i documenti, dicevo, andarono persi col devastante incendio di Palazzo Ducale del 1577.
Una curiosità: dopo qualche decennio, proprio non molto distante da lì, si combatterà la Battaglia di Agnadello. Una tragedia per la Serenissima, che a dirla tutta aveva contro l'intera Europa (Lega di Cambrai)... sopravvisse, ma il vero pericolo sarebbe poi venuto dal mare da lì a poco. L'espansione dell'Impero Ottomano.
(in foto il monumento al Colleoni, by Verrocchio. Vecchia foto analogica pellicola b/n con reflex).
Scritto con passione senza AI.
